La filiera della moda in Emilia-Romagna

La moda è uno dei pilastri dell'economia regionale. Con oltre 15.000 aziende attive e circa 65.000 occupati, la filiera comprende manifattura tessile, abbigliamento, pelletteria, calzature, accessori, commercio e design specializzato. Un patrimonio di competenze artigianali e creatività che contribuisce in modo significativo all'export emiliano-romagnolo e all'identità del Made in Italy nel mondo.

La Regione Emilia-Romagna sostiene l'intero sistema attraverso il Tavolo Regionale Permanente della Moda, uno strumento di governance partecipata che dal 2021 coordina imprese, associazioni, enti di ricerca e istituzioni per affrontare insieme le sfide della transizione ecologica e digitale

I distretti e i poli produttivi

Le attività della filiera sono distribuite su tutto il territorio regionale, con alcune aree a vocazione specializzata:

  • Il distretto di Carpi (Modena), tra i più importanti in Italia per tessile e maglieria, con quasi 600 imprese di confezione e maglieria posizionate prevalentemente sulla fascia medio-alta e alta di mercato (70% del fatturato).
  • Il distretto di San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena), specializzato in pelletteria e calzature di qualità.
  • Il Centergross (Bologna), polo del pronto moda e della distribuzione all'ingrosso.
  • I grandi marchi della provincia di Bologna (Furla, Piquadro), del Riminese (Aeffe, Teddy), dell'area Parma-Reggio Emilia (Max Mara) e del Ferrarese (Manifattura Berluti, Famar).

Il sistema è caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese affiancate da alcuni grandi marchi internazionali, che in alcuni casi fungono da capo-filiera per le realtà locali.

Gli strumenti

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Analisi sulla filiera della moda regionale

La Regione ha promosso uno studio sulla filiera moda regionale — realizzato con l'Università di Bologna e ENEA — che ha analizzato le catene di fornitura, le pratiche di sostenibilità e il grado di preparazione rispetto ai nuovi requisiti europei di ecodesign (ESPR).

Principali risultati:

  • Il 73% delle attività è gestito in outsourcing; design e prototipazione restano prevalentemente in-house.
  • La maggioranza delle aziende dichiara tra 101 e 500 fornitori diretti; la dipendenza da fornitori extra-UE è elevata, in particolare nell'abbigliamento di fascia medio-bassa.
  • Nel lusso e nelle calzature si registra una maggiore concentrazione di fornitori italiani, con rapporti consolidati e orientati alla qualità.
  • Il profilo di sostenibilità del settore è ancora a livello "Iniziale", lievemente inferiore alla media regionale; le imprese di medie e grandi dimensioni raggiungono già livelli "Intermedi".
  • Le aree di maggiore difficoltà rispetto all'ecodesign riguardano riciclabilità, rifabbricazione e riutilizzabilità, in parte per la complessità dei prodotti multi-materiale.

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Studi ed approfondimenti

A chi rivolgersi
Direzione generale Sviluppo Economico, Cultura e Turismo Settore Incentivi e Innovazione Sociale

Responsabile: Cristina Maselli 

051 5276425