Economia dell'Emilia-Romagna: gli scenari fino al 2024

Online le nuove stime previsionali sui principali settori economici. In crescita investimenti ed esportazioni, in calo i consumi delle famiglie

Online sul sito di Art-ER la nota sulle nuove stime previsionali per i principali settori economici dell’Emilia-Romagna. Lo scenario di medio termine assume come orizzonte temporale il periodo 2020-2024 per le seguenti variabili: valore aggiunto, consumi finali delle famiglie, investimenti fissi lordi, esportazioni internazionali e unità di lavoro.

Gli scenari previsionali settoriali, elaborati da Prometeia per Art-ER a partire dal modello input-output per l’Emilia-Romagna, utilizzano al meglio le informazioni finora disponibili a livello nazionale e regionale e adottano come scenari di riferimento le previsioni macroeconomiche, settoriali e regionali di Prometeia. In particolare i documenti  scenari delle economie locali di aprile 2022 e  analisi dei microsettori di maggio 2022.

Valore aggiunto

Il valore aggiunto dell’Emilia-Romagna ha subito in maniera pesante gli effetti della fase iniziale della
pandemia, facendo segnare nel 2020 una riduzione del -9,1%, che è stata in gran parte riassorbita già nel 2021 (+7,2%). Per il 2022 ci si attende una crescita minore (+2,4%) per effetto del generale
peggioramento del quadro economico (gli scenari previsionali di gennaio indicavano una previsione di
crescita del valore aggiunto regionale del 4,1%).

Nel biennio 2023-2024 la crescita viene stimata sui livelli del 2022 (rispettivamente pari a +2,7% e +2,2%), che sono comunque superiori a quelli del passato decennio. Il livello pre-pandemico potrebbe essere recuperato quasi integralmente nel 2022, quando il valore aggiunto reale dell’Emilia-Romagna si porterà al 99,7% del livello 2019.

I consumi delle famiglie

In Emilia-Romagna, dopo la forte caduta del 2020 (-12,0%), i consumi delle famiglie sono cresciuti nel corso del 2021 (+5,5%), anche se ad un ritmo inferiore a quello del Pil (+7.3%). A causa dell’aumento previsto dell’inflazione (+5,0% nel 2022 per l’indice dei prezzi al consumo), il potere di
acquisto delle famiglie risulta essere in contrazione (i redditi delle famiglie, a valori reali, dovrebbero ridursi attorno all’1,1% nel 2022) e pertanto anche la ripresa dei consumi subirà una significativa decelerazione nel 2022 (+2,2%) e nei due anni successivi (+2,8% e +2,4%), allineandosi alla dinamica del Pil.

Il recupero dei livelli pre-pandemia sarà di conseguenza piuttosto lento ed verrà raggiunto solo nel 2024. I consumi di prodotti agricoli, che rappresentano il 3,9% del totale nel 2019, non hanno risentito degli effetti della pandemia e, nel biennio 2020-2021, presentano un profilo di moderata crescita (+1,3% e + 1,6%). Nel 2022 le tensioni sui prezzi delle materie prime più  le difficoltà che si hanno nell' approvvigionamento porteranno ad una riduzione significativa dei consumi di prodotti alimentari, che subiranno una contrazione in volume del 2,9%. Successivamente, nel 2023 e 2024 questa componente dovrebbe tornare a crescere, ma ad un ritmo inferiore all’1%.

Investimenti fissi lordi

Gli investimenti fissi lordi sono la componete della domanda finale che, assieme ai consumi delle
famiglie, ha subito nel 2020 la riduzione più intensa (-9,1%), già interamente compensata dall’incremento del 2021 (+19,8%). Nel triennio 2022-2024 si stima una dinamica sostenuta, rispettivamente pari a +6,5% nel 2022, +5,8% nel 2023 e +3,9% nel 2024. Gli investimenti hanno recuperato i livelli pre- pandemici già nel 2021 e raggiungeranno nel 2024 un livello ben superiore a quello di partenza: il valore degli investimenti fissi nel 2024 è stimato attorno al 127,5% del dato 2019.

La dinamica eccezionale degli investimenti deriva da diversi fattori, in particolare dalle politiche pubbliche (Pnrr, interventi a favore dell’edilizia residenziale,ecc.) e dal clima di fiducia delle imprese, in ripresa dopo la fase pandemica.

Esportazioni 

Le esportazioni internazionali hanno risentito nel 2020 del declino del commercio internazionale e della
interruzione della produzione (-6,6%), ma hanno già recuperato il terreno perso nel 2021 (+11,5%).
Per il triennio 2022-2024 si stima una ulteriore espansione, con tassi di crescita in decelerazione ma
comunque molto significativi: rispettivamente pari al +3,4% nel 2022, +3,5% nel 2023 e +3,2% nel 2024. I livelli del 2019 sono superati già nel 2021 (104,2% del dato 2019) e nel 2024 si raggiungerà un livello superiore di circa il 15% a quello di partenza (115,1% del dato 2019).

Unità di lavoro e produttività 

Ci si attende almeno fino al 2024 una modesta crescita della produttività allineata con l’esperienza dell’ultimo decennio. I settori che in base alle stime previsionali avranno sperimentato la crescita più consistente dei volumi di lavoro a fine 2022 (rispetto al 2019), sono per la gran parte i medesimi che si prevede cresceranno di più a fine 2024. Tra questi si segnalano il settore del software e dell’informatica in generale (megatrend dell’informatizzazione), il settore delle costruzioni (trainato dagli incentivi statali), le industrie alimentari (per definizione anticicliche), i servizi alla persona presso le famiglie (megatrend dell’invecchiamento della popolazione), ma anche il variegato mondo dei servizi professionali.

Al link è possibile scaricare il report completo

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pubblicato il 2022/07/26 14:41:21 GMT+2 ultima modifica 2022-07-26T14:41:21+02:00

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