Economia regionale: un report su effetti dell'inflazione e della guerra in Ucraina

Lo studio disponibile online è a cura di Art-ER analizza il contributo dei diversi settori economici alla crescita

A partire da marzo 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, si sono consolidate e amplificate alcune delle criticità che erano comparse già nella seconda metà del 2021, tra cui il rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche e alimentari, la comparsa di nuovi ostacoli al funzionamento delle catene del valore e all’approvvigionamento di alcune materie prime, l’aumento della volatilità sui mercati finanziari.

Questi fattori hanno determinato un generalizzato peggioramento delle prospettive di breve e medio termine dell’economia internazionale, con una revisione al ribasso delle stime di crescita (anche a livello regionale) rispetto alle previsioni di inizio anno e una crescita delle probabilità di scenari recessivi in diversi Paesi a partire dal 2023.

A dicembre 2021, a livello nazionale si stimava per il 2022 una crescita dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali del 10,1%, stima rivista al 41,3% negli scenari di ottobre. Tale revisione al rialzo ha interessato tutte le componenti, ma in particolare quella energetica, passata dal 24,0% di dicembre 2021 al 104,3% di ottobre 2022. Dinamica simile anche per quanto riguarda i prezzi al consumo, stimati in crescita dell’1,8% negli scenari di dicembre 2021 e rivisti al 7,3% in quelli più recenti. La componente dei prezzi per i consumi energetici è passata dal 13,2% di dicembre ai 42,5% stimati ora.

Per quanto riguarda i prezzi al consumo, a settembre 2022 (ultimo dato per ora disponibile) in Emilia-Romagna l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è cresciuto su base annua del 9,2% (8,9% a livello nazionale), raggiungendo così il picco massimo nell’anno in corso. L’aumento dell’inflazione complessiva è dipeso finora in quota preponderante dai prezzi energetici (greggio, gas ed elettricità), ma negli ultimi mesi si è rilevata una crescita significativa anche della componente core (+5,1% a settembre rispetto al medesimo periodo dello scorso anno), ossia al netto dell’energia e degli alimentari freschi (+5,4% l’indice generale esclusi i soli energetici).

Riguardo alla sola componente energetica, a livello regionale l’indice dei prezzi al consumo ha iniziato a crescere a doppia cifra a partire dallo scorso anno, ma solo nel corso del 2022 ha fatto segnare tassi di variazione tendenziale superiori al 40%. Finora il picco è stato raggiunto a marzo e a giugno, con una variazione del 51% rispetto al medesimo periodo del 2021. A settembre, ultimo dato disponibile, si è rilevata una crescita del 50,3%.

L’impennata dei costi energetici avrà un doppio effetto sulle imprese: da una parte l’aumento dei costi a loro carico, dall’altro il rischio che i consumi delle famiglie diminuiscano e quindi producano una contrazione della domanda di beni e servizi (e quindi delle vendite da parte delle imprese).

Sulla base dei risultati economici rilevati finora, per il 2022 si stima una crescita del Pil reale regionale attorno al 3,6%. La dinamica dovrebbe rallentare significativamente nel 2023, quando prevede una crescita dello 0,2%, a causa dell’effetto ritardato del caro energia sulle imprese e dell’inflazione sulle famiglie, con una possibile ripresa nel biennio successivo (1,3% e 1,7% rispettivamente).

Scarica il report sull'impatto di guerra e inflazione sull'economia regionale 

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pubblicato il 2022/11/18 11:20:27 GMT+1 ultima modifica 2022-11-18T11:20:27+01:00

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