Coronavirus, campagne di screening con test sierologici da parte delle imprese

Via libera alla somministrazione ai propri dipendenti purché nel pieno rispetto dei criteri e delle modalità indicate dalla Giunta regionale

Semaforo verde per le campagne di screening da parte delle imprese e alla somministrazione di test ai propri dipendenti, purché nel pieno rispetto dei criteri e delle modalità indicate dalla Giunta regionale. Si potrà ricorrere alla collaborazione con laboratori privati, che dovranno però essere autorizzati dalla Regione, anche in previsione della possibile estensione della campagna di screening ad altre categorie, dalle forze dell’ordine alle Polizia locali, e fasce di popolazione, a partire da quelle nelle aree maggiormente colpite come Piacenza, Rimini e Medicina, dopo quella già avviata e in corso sugli operatori sociosanitari.

L'Emilia-Romagna disapprova dunque i test fai-da-te, che rischiano di portare a risultati non idonei, dando false certezze e innescando potenziali comportamenti a rischio se effettuati su privati cittadini al di fuori del percorso di screening regionale. Con la delibera approvata il 16 aprile 2020 la Regione implementa il percorso di screening avviato, per ampliare e garantire la tracciabilità dei test eseguiti, a partire da quelli sierologici rapidi. Saranno le stesse Aziende ed Enti del Servizio sanitario regionale a definire come somministrare e distribuire il test sierologico rapido.

I test sierologici rapidi non potranno essere effettuati su privati cittadini, né commercializzati per autodiagnosi, al di fuori del percorso di screening regionale. Sul mercato è presente infatti una molteplicità di questi test, non tutti affidabili e compatibili con il percorso tracciato. La Regione mette così un chiaro stop al fai da te, per non vanificare la campagna regionale e per non rischiare che una non idonea validazione dei test, l’incompletezza dei percorsi diagnostici realizzati o la mancata informazione sul significato dei risultati contribuiscano a creare nei cittadini false aspettative e comportamenti potenzialmente a rischio.
Il programma regionale di screening potrà allargarsi alle popolazioni delle aree dove si sono registrate le più elevate incidenze di contagio, a partire da Piacenza, Rimini e Medicina (Bo). Questo sulla base delle valutazioni emerse dal monitoraggio dei risultati dello screening stesso.

Possibili test sierologici dai datori di lavoro, ma serve l’autorizzazione regionale

La Giunta prevede esplicitamente che anche le imprese possano partecipare alla campagna di screening con test ai propri dipendenti laddove gli esami abbiano caratteristiche analoghe a quelle del programma regionale a livello di completezza, ripetitività per i soggetti risultati negativi all’esame sierologico rapido, affidabilità dei test utilizzati sia per l’esame sierologico rapido, che per quello standard e tampone orofaringeo; inoltre i datori di lavoro dovranno garantire la completa informazione ai dipendenti sul significato dei risultati dei test tramite medici competenti. Queste proposte da parte dei datori di lavoro dovranno essere autorizzate dalla Direzione generale Cura della Persona Salute e Welfare della Regione.

Il commento

“La sicurezza sanitaria dei cittadini è al primo posto e viene prima di tutto - ha sottolineato l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini -. Il nostro obiettivo è ampliare la platea dei test, che costituiscono uno strumento importante nella lotta contro il Coronavirus, anche ad altre categorie. Ma proprio per questo sarà il nostro Servizio sanitario ad effettuarli, nel pieno rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti, per garantire, appunto, sicurezza, efficacia e informazioni tecniche adeguate. Chiederemo una mano anche ai laboratori privati e ben vengano accordi tra questi e le imprese che hanno ripreso la propria attività o, eventualmente, potranno farlo in una fase successiva. E’ anche ragionevole discutere del fatto che proprio la partecipazione al percorso di screening regionale possa essere parte delle condizioni di sicurezza per la riapertura sicura. Ma il percorso su cui tutti siamo impegnati per gestire e uscire da quest’emergenza dev’essere effettuato nel rigore assoluto. A partire proprio dai test, uno strumento che abbiamo fortemente voluto proprio per garantire la sicurezza dei cittadini, a partire da chi è più a rischio, come il personale sociosanitario, perché impegnato in prima linea nella lotta al virus”.

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pubblicato il 2020/04/17 15:16:00 GMT+1 ultima modifica 2020-04-17T15:16:00+01:00

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