domenica 19.11.2017
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Crisi Froneri (ex Nestlè) di Parma, la proprietà continua a confermare la chiusura

Regione e Comune di Parma: l'Impresa utilizzi gli ammortizzatori sociali

La proprietà della Froneri (ex Nestlé) di Parma continua a confermare la volontà di dismettere il sito produttivo emiliano. Nulla di fatto, dunque, anche dopo il secondo tavolo di salvaguardia occupazionale, svoltosi a Roma il 6 novembre 2017 nella sede del Ministero dello sviluppo economico, al quale hanno preso parte i vertici della Froneri Italy Srl (società Nestlé Italia e R6R, multinazionale inglese proprietà di un fondo), i sindacati di categoria nazionali e territoriali, l'assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e la viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova insieme al dirigente ministeriale Gianpiero Castano. Si va quindi avanti nella procedura di licenziamento collettivo, aperta al Ministero del lavoro il 29 settembre 2017, per 112 lavoratori di Parma e 8 di Milano, e nella cessazione dell'attività di produzione del sito della città emiliana.
Ministero dello sviluppo economico, Regione e Comune di Parma hanno invitato azienda e sindacati a proseguire il confronto per tutto il tempo consentito dalla procedura prima di giungere ai licenziamenti, sollecitando la proprietà a utilizzare gli ammortizzatori sociali così da dare una prospettiva complessiva sia all’occupazione che al sito produttivo. “Per noi il sito produttivo Froneri - hanno affermato l'assessore regionale Palma Costi e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti – sono lo stabile, gli impianti e soprattutto le professionalità dei lavoratori. Perciò ricorrere agli ammortizzatori sociali significa utilizzare strumenti di accompagnamento verso una reindustrializzazione che rappresenti, anche nella difficilissima situazione attuale, una possibile prospettiva futura. Abbiamo ribadito all’azienda di rivedere la decisione di chiudere lo stabilimento produttivo di Parma. Chiusura per noi inaccettabile, che oltre a determinare la perdita di un numero rilevante di posti di lavoro priverebbe il territorio e il tessuto produttivo di una presenza importante per il settore dell'agroalimentare, con ripercussioni pesanti nell'indotto e nella filiera della food valley dell’Emilia-Romagna”.

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Pubblicato il 13/11/2017 — ultima modifica 13/11/2017
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