martedì 12.12.2017
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Crisi Froneri (ex Nestlè) di Parma: l’azienda dice no anche agli ammortizzatori sociali

La vertenza prosegue dopo l’avvio della procedura di licenziamento collettivo il 29 settembre 2017

I vertici della Froneri (ex Nestlé) di Parma non sembrano disponibili neanche a un confronto sull'utilizzo degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione per riorganizzazione o per crisi a fronte di una non cessazione totale di tutta l’attività. Risultato non positivo per il tavolo di salvaguardia occupazionale che si è svolto a Roma nella sede del Ministero dello sviluppo economico, al quale hanno preso parte i vertici della Froneri Italy Srl, i sindacati di categoria nazionali e territoriali, i tecnici della Regione, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e la viceministra allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova insieme al dirigente ministeriale Gianpiero Castano e al dirigente del ministero del Lavoro Romolo De Camillis.
La vertenza prosegue dopo che era stata avviata la procedura di licenziamento collettivo, il 29 settembre 2017, per 112 lavoratori di Parma e 8 di Milano, con la dichiarazione di interruzione dell'attività di produzione del sito della città emiliana. La richiesta di confronto sugli ammortizzatori sociali, respinta dalla proprietà, è stata proposta dai sindacati e supportata dai Ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, dalla Regione e dal Comune di Parma. A fronte di questa totale chiusura Mise e Ministero del Lavoro hanno comunicato che utilizzeranno, comunque, tutto il tempo disponibile fino al termine della procedura, prevista per il 12 dicembre 2017, per convincere i vertici Froneri a riconsiderare la propria posizione, con anche il coinvolgimento di tutti gli azionisti dell’azienda compresa la Nestlè. “È inaccettabile - hanno commentato Regione e Comune di Parma - il comportamento dei rappresentanti dell'azienda che a solo meno di un anno dalla presentazione del piano industriale di rilancio oggi dichiarino che l'unica soluzione è chiudere una produzione per salvarne un'altra in altra zona d’Italia. Ma soprattutto è inaccettabile il rifiutare a confrontarsi sugli ammortizzatori con le parti sociali sostenute dalle istituzioni”.

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Pubblicato il 04/12/2017 — ultima modifica 04/12/2017
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