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Rapporto 2014 di Unioncamere ed Emilia-Romagna: il ritratto della regione

Crescono Pil, trainato dall’export, e occupazione. Prospettive positive per il 2015-16

È moderatamente positivo il ritratto economico della Regione che emerge dal Rapporto 2014 redatto da Unioncamere e Regione Emilia-Romagna e presentato lo scorso dicembre a Bologna. La notizia è sul portale della Regione Emilia-Romagna, dove si può trovare anche il documento in versione integrale.

Pil in controtendenza

L’Emilia-Romagna si conferma tra i motori dell’economia italiana: in controtendenza rispetto alla media nazionale, che prevede una diminuzione del Pil dello 0,4%, nei primi nove mesi del 2014 il Pil della nostra Regione è cresciuto lievemente: +0,3%. Un risultato positivo - sebbene il sistema produttivo regionale sia tuttora lontano dalla situazione ante crisi del 2007 - che è frutto principalmente dell’apertura delle imprese del territorio ai mercati esteri.

Crescente internazionalizzazione. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nei primi nove mesi del 2014, l’export dell’Emilia-Romagna è cresciuto del 4,2%. Per avere un termine di paragone, nello stesso periodo, l’export del sistema Italia è cresciuto dell’1,4%.

Ritratto per settori. I settori più dinamici sono i prodotti metalmeccanici, che incidono per il 55,6% delle vendite all’estero (+4,2%), la moda, che pesa per l’11,8% dell’export (+5,3%), i prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi (+5,8%), i prodotti chimici (+3,8%), i prodotti farmaceutici (+8,6%), gli articoli in gomma e le materie plastiche (+4,4%), i mobili (+14,2%). Sono risultate negative, invece, le performance del sistema agroalimentare, che pure rappresenta una delle eccellenze regionali: la contrazione delle esportazioni è stata dello 0,4%. Per comprendere quanto l’export sia importante per la crescita dell’economia regionale, è sufficiente dire che nel 2014 è arrivato a incidere per il 37,5% del Pil dell’Emilia-Romagna.

 

Occupazione in crescita

L’altro importante ambito in cui l’Emilia-Romagna ha fatto registrare un lieve incremento è rappresentato dall’occupazione che, in termini assoluti, è mediamente ammontata a 1.941.000 persone. Rispetto al pari periodo del 2013, nei primi nove mesi del 2014, l’occupazione nella nostra Regione è cresciuta dello 0,1%: un dato migliore rispetto alla media del Paese, che ha fatto registrare una diminuzione dello 0,2%, ma inferiore alla crescita fatta segnare dall’area Nord-Est (+0,4%).

Trend occupazionali. Analizzando i trend, è possibile dire che l’occupazione maschile ha avuto performance migliori rispetto a quella femminile (+1,2% vs -1,2%) e che, a fronte della leggera diminuzione degli occupati alle dipendenze (-0,1%), sono cresciuti gli occupati autonomi (+0,7%).

Meno imprese attive. L’incremento dell’occupazione ha coesistito con una diminuzione delle imprese attive (-1,1%): un fenomeno che purtroppo prosegue senza interruzioni dalla fine del 2011. In termini assoluti, le imprese emiliano-romagnole scomparse nei primi nove mesi del 2014 sono state oltre 4.600. A soffrire sono stati sia l’agricoltura sia il comparto industriale, con la sola significativa eccezione del settore energetico (+2,1%). Il terziario, invece, ha mostrato una maggiore tenuta.

 

Previsioni 2015-16

Il Rapporto 2014 di Unioncamere ed Emilia Romagna prevede un’economia regionale in ripresa nel biennio 2015-16. Dopo la crescita contenuta del 2014, il 2015 dovrebbe essere un anno di crescita più consistente: il Pil regionale, sempre sostenuto dall’export, dovrebbe aumentare dell’1%, a fronte di un +0,5% previsto per il Pil dell’Italia. La ripresa dovrebbe ulteriormente consolidarsi l’anno successivo: per il Pil dell’Emilia-Romagna si prospetta un +1,5% , mentre il dato italiano parla di un +1,1%.

Lavoro, prospettive positive. Per quanto riguarda l’occupazione, nel prossimo biennio il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi intorno al 5%. In un’ottica di più lungo periodo, entro il 2023 la disoccupazione dovrebbe calare fino a raggiungere il 3,8%. Sempre nel medio/lungo periodo, crescerà sensibilmente il grado di apertura commerciale dell’economia regionale: nel 2023 dovrebbe essere pari al 61,8%, a fronte del 40,6% attuale.

 

Ricostruzione post-sisma

Nel Rapporto 2014 oggetto di un focus specifico è l’area interessata dagli eventi sismici del maggio 2012, che copre le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara. Insieme nel 2011 questi territori producevano 19,6 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 12,2 miliardi di euro di esportazioni, pari al 25,4% del totale regionale. A distanza di due anni, per gestire la fase di ricostruzione, il Commissario delegato ha concesso 559,2 milioni di euro di contributi per la riparazione e il ripristino di attività produttive, agricole e commerciali: le domande ammesse sono state 963, su un totale di 1.571 richieste. Sono invece 850 i milioni di euro liquidati per finanziare 4.353 domande di ripristino di edifici e unità immobiliari. Infine, per gli interventi di rimozione delle carenze strutturali e di prevenzione sismica finalizzati a dare continuità all’attività delle imprese, sono stati concessi 21,6 milioni di euro, di cui l’85% già liquidato.

 

Fondi strutturali

Il Rapporto 2014 di Unioncamere e Regione Emilia-Romagna evidenzia l’importanza, nel sostenere la nostra economia, dei fondi Por Fesr, il Programma operativo regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale: quasi 390 milioni di investimenti solo nel 2014, generati da 1.209 progetti finanziati. Anche per il prossimo futuro la crescita dell’economia sarà legata ai Fondi Strutturali destinati dall’Unione Europea all’Emilia-Romagna. Questi finanziamenti saranno funzionali in particolare a sostenere l’aumento della competitività e dell’occupazione. Nel periodo 2014-2020, le risorse europee messe a disposizione della Regione si attesteranno sui 2,5 miliardi di euro, superiori ai 2,2 miliardi della precedente tornata. La Regione Emilia-Romagna partecipa direttamente al co-finanziamento di tre programmi: Fesr, con 72,3 milioni di euro, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale - Fears, con 202,9 milioni di euro, e Fondo sociale europeo - Fse, con 117,9 milioni di euro.


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Pubblicato il 21/01/2015 — ultima modifica 27/01/2015
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