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Dalle Ex Officine Reggiane al Tecnopolo di Reggio Emilia

Il primo nella regione Emilia-Romagna a essere inaugurato nella sede definitiva

Il Tecnopolo di Reggio Emilia, che comprende quattro centri per la ricerca avanzata e il trasferimento tecnologico alle imprese, ha una storia avvincente, che prende il via all’inizio del Novecento, attraversa l’esperienza dell’industria bellica con la Prima guerra mondiale, poi la ricostruzione e l’acquisizione da parte di una multinazionale americana, fino alla riqualificazione da parte del Comune di Reggio Emilia e della Regione Emilia-Romagna. La visita al Tecnopolo di Reggio Emilia, il 10 giugno 2015, è stata la prima tappa del Roadshow Emilia-Romagna Innovazione e territorio, promosso da Aster per illustrare i servizi dell'ente e i nuovi bandi del Por Fesr 2014-2020.

Gli esordi con l’ingegner Romano Righi

Era il mese di agosto del 1901 quando l’Officina meccanica e fonderia Ing. Romano Righi e C. fu fondata a Reggio Emilia ad opera dell'ingegner Romano Righi.
Nel dicembre del 1904 il nome della ditta mutò in Società anonima officine meccaniche reggiane (Omr) con Giuseppe Menada azionista e presidente. Menada era anche direttore e poi presidente della Safre (Società anonima delle ferrovie di Reggio Emilia), quindi si preoccupò di garantire commesse all'azienda della quale era azionista, ordinando carri per trasporto di merci e bestiame.

L’industria bellica durante la Grande guerra

La Prima guerra mondiale sviluppo nell’azienda il ramo d'attività militare. Nel 1918 le Reggiane assorbirono il Proiettilificio di Modena, entrarono in contatto con il mondo aeronautico e con la Caproni, che negli anni trenta rilevò la ditta. Le Reggiane furono impegnate nel massiccio ordini per i biplani di avviamento per la famiglia Caproni.

La ricostruzione e il rilancio

Dagli anni sessanta la produzione della fabbrica si concentrò sulla realizzazione di locomotive, treni e impianti per zuccherifici.

Il vero rilancio dell'azienda avvenne con la realizzazione di gru portuali. Tra queste anche la Nave-gru utilizzata in tutto il mondo per il recupero di piattaforme petrolifere e che in Italia è stata impiegata per il recupero della Costa Concordia.

L’esperienza americana

Nel 1992 l'azienda fu rilevata dal Gruppo Fantuzzi diventando Fantuzzi Reggiane. Nel 2008 fu a sua volta acquistata dalla multinazionale americana Terex. La denominazione diventò Reggiane Cranes and Plants Spa. La sede fu quindi trasferita e la produzione si specializzò in gru e carrelli per il sollevamento dei container. La sede produttiva e amministrativa storica (attiva dal 1904 al 2008), adiacente alla stazione ferroviaria, è in fase di ristrutturazione ed è diventata dal 2013 la sede del primo Tecnopolo dell’Emilia-Romagna.

Il Tecnopolo oggi

Nato per produrre e diffondere conoscenza, attrarre imprese hi-tech e ad alto valore aggiunto, fungere da incubatore di start up e spin-off, il Tecnopolo di Reggio Emilia, una struttura di 3500 metri quadrati, ha come funzioni principali quella di mettere in contatto i laboratori di ricerca pubblici e privati con le imprese; trasferire know-how; diffondere informazioni tecnologiche sul territorio; creare il network delle relazioni che stanno alla base della diffusione e della creazione della conoscenza.
Il Tecnopolo di Reggio Emilia è il primo della Rete Alta tecnologia dell’Emilia-Romagna a essere stato inaugurato nella sede definitiva. Vicino al Centro internazionale Loris Malaguzzi, il luogo di sintesi del Reggio Approach che coniuga ricerca e applicazione nel campo dell’educazione, il Tecnpolo ha sede in piazzale Europa, nel capannone 19 oggi proprietà del Comune di Reggio Emilia a seguito dell’accordo del 2005 con Fantuzzi-Reggiane e alla redazione del Masterplan del 2007.
L'edificio è stato riqualificato con un investimento di 5,5 milioni di euro, di cui 3,1 a carico del Comune e 2,4 a carico della Regione Emilia-Romagna. L’investimento per i programmi di ricerca è pari a 10,6 milioni di euro (di cui 5,3 milioni da contributo europeo Por Fesr), portando l’investimento totale su Reggio Emilia a 16,1 milioni di euro.

I laboratori

Il Tecnopolo di Reggio Emilia comprende il Laboratorio Intermech, che si occupa di meccanica industriale e di precisione, industrial design, augmented reality, ingegnerizzazione di rivestimenti alla macro-micro scala e meccatronica; il Laboratorio En&Tech, impegnato nello sviluppo di nuovi metodi per migliorare l’efficienza energetica, nei processi di conversione dell’energia e nella costruzione di prototipi del settore delle risorse rinnovabili tra cui fotovoltaico, eolico cogenerazione; il Laboratorio Biogest-Siteia, un Centro di ricerca interdipartimentale per il miglioramento e la valorizzazione delle risorse biologiche agro-alimentare; il Laboratorio Crpa Lab (Centro ricerche produzioni animali), dedicato alla ricerca industriale rivolta ai settori dell'agroalimentare, dell'ambiente e dell'energia.
A livello locale, chi permette l’accesso alla Rete Alta tecnologia dell’Emilia-Romagna, che raggruppa i vari laboratori e centri ed è affidato ad Aster – è Rei (Reggio Emilia Innovazione): le aziende interessate possono consultare e ricercare le competenze e i prodotti/servizi messi a disposizione dai vari laboratori di ricerca presenti nella regione e contattarli direttamente in base alle proprie necessità. Il Tecnopolo di Reggio Emilia ospita inoltre Europe Direct - Carrefour europeo Emilia, centro per la diffusione delle informazioni che riguardano l’Unione europea, le sue istituzioni, politiche, azioni e opportunità.

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Pubblicato il 18/06/2015 — ultima modifica 18/06/2015
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